Ispirato alla vera storia di
Franca Viola

Musiche di
Rosa Balistreri

Uno spettacolo di cronaca in cui si vuole riportare alla luce la drammatica vicenda di una giovane donna di un piccolo paese siciliano, Franca Viola, e la sua volontà di scardinare dalla società una mentalità maschilista e patriarcale. Franca e la sua famiglia si schierano compatti contro il paese, contro la mafia, contro la violenza ma si ritrovano soli. Grazie al loro coraggio e all’attenzione mediatica, la loro battaglia diventerà un caso nazionale che indurrà l’opinione pubblica a progredire verso una parità di genere ritenuta un privilegio nell’Italia degli anni 60.

Una produzione Ensemble Company

Trama (viola)

Una giornalista ripercorre le tragiche vicende della triste storia di Franca ViolaNel paesino di Alcamo, la quindicenne Franca viene promessa in matrimonio a Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi. Poco dopo il fidanzamento, Filippo viene arrestato con l’accusa di furto e concorso in attività mafiose. Il padre di Franca, Bernardo, venuto a conoscenza dell’accaduto decide di rompere il fidanzamento. La vendetta di Filippo, però, non tarda ad arrivare: i vigneti e il casolare dei Viola vengono distrutti e Bernardo viene minacciato con una pistola al grido di “chista è chidda che scaccerà la testa a vossia“.
Il 26 dicembre del 1965 Franca viene rapita per mano dei Melodia. La giovane viene violentata, malmenata, lasciata a digiuno e tenuta segregata per otto giorni in un casolare fuori paese. Il giorno di capodanno dello stesso anno, i Melodia contattano il padre di Franca per la cosiddetta “paciata” ma il giorno successivo la polizia interviene arrestando Filippo e tutti i suoi complici. Sarà solo grazie al processo presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani, e le parole del noto giornalista Indro Montanelli, a rendere la vicenda un caso internazionale.

Viola
Filippo
Progetto (viola)

Testo – Gerlando Marco Orlando
Regia – Gerlando Marco Orlando
Aiuto Regia – Francesco Pizzeghello
Coreografie – Giorgia Lazzara
Arrangiamenti – Daniele Bacci
Chitarra – Daniele Bacci
Scenografie – Francesco Pizzeghello
Costumi – Giorgia Lazzara
Comparto Tecnico – Daniele Bacci
Fotografia – Daniele Bacci

Personaggi (viola)

Giorgia Lazzara – Franca Viola
Gerlando Marco Orlando – Filippo Melodia
Siria Giraldo – Giornalista
Francesco Pizzeghello – Nino, Stupratore, Indro Montanelli

Brani (viola)
  1. Cu Ti Lu Dissi, 1974 – Balistreri, Profazio
  2. Mi Votu e Mi Rivotu, 1971 – Canto popolare siciliano antico
  3. Quattru Tarì, 1974 – Piazza, Belfiore
Cantautrice (viola)

Cantautrice e cantastorie, il tesoro di Rosa Balistreri non era tanto la voce, dal timbro forte e penetrante, quanto la proiezione nella sua memoria di tutte le canzoni ascoltate nella sua terra di origine, la Sicilia. La sua musica affonda le radici in un canto senza tempo pieno di dolore e amore per la sua Sicilia, tramutando la vicenda d’arte in lezioni di civiltà e di vita. I testi da lei interpretati con intensa drammaticità e passione, provengono in parte dalle raccolte di Alberto Favara e in parte ripescati dai racconti di una terra in cui le vecchie canzoni riuscivano ancora a ravvivare la fantasia di un popolo stretto alle sue tradizioni. Fu l’immagine simbolica del folk siciliano, resa celebre al resto della nazione grazie alla sua stretta amicizia con importanti artisti e intellettuali quali Renato Guttuso, Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, che a lei dedicarono alcune tra le liriche più belle.

Rosa Balistreri durante un concerto,1973

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